Tutto inizia con un corridoio di legno scuro che si oscura a ogni svolta. Si avanza a tentoni, lasciandosi alle spalle la luce del sole per sbucare in una stanza completamente nera.
Ci si siede. Si aspetta.
Quindici minuti.
Nessuna parola. All'inizio non c'è nulla. O meglio, si crede che non ci sia nulla. Poi, molto lentamente, l'occhio si abitua. Una debole luce blu appare in fondo. Si definisce, incorniciata di arancione. Avvicinandosi, si comprende che si tratta di uno spazio – vuoto, blu, indeterminato.
Alla fine, la guida spiega che nulla è cambiato dal nostro ingresso: la luce era lì fin dall'inizio. Siamo noi ad essere cambiati.
Questa idea – che l'essenziale sia talvolta invisibile a un primo sguardo – mi ha ricordato Libro d'ombra e alcuni passaggi di Klara e il Sole, quando la luce assume quasi una dimensione spirituale.