Tokyo : Mille volti, mille silenzi
Ho amato Tokyo fin dal primo momento.

Dopo Hiroshima, ho preso il treno fino a Uno, poi un traghetto verso Naoshima, una piccola isola posata nel mare interno di Seto. Poco più di quattromila abitanti.
Oggi è conosciuta come un museo a cielo aperto, ma un tempo era un'isola industriale, dominata da una raffineria di rame. Una storia pesante, trasformata col tempo in un scrigno di arte contemporanea.

Ho alloggiato in un ryokan semplice, quasi spartano, vicino al porto di Honmura.
Appena arrivata, un piccolo cartello nella stanza mi ha fatto sorridere:
«Chiudere bene la porta per evitare l'ingresso dei ragni».
Un'accoglienza affascinante nel Giappone rurale.

Il primo giorno ho scoperto l'Art House Project : diverse case del villaggio trasformate in opere d'arte. Alcuni interni erano vere e proprie esperienze sensoriali.
A Minamidera, questa casa progettata dall'architetto Tadao Ando si viene immersi nel buio totale per accogliere l'installazione Backside of the Moon de James Turrell.
Tutto inizia con un corridoio di legno scuro che si oscura a ogni svolta. Si avanza a tentoni, lasciandosi alle spalle la luce del sole per sbucare in una stanza completamente nera.
Ci si siede. Si aspetta.
Quindici minuti.
Nessuna parola. All'inizio non c'è nulla. O meglio, si crede che non ci sia nulla. Poi, molto lentamente, l'occhio si abitua. Una debole luce blu appare in fondo. Si definisce, incorniciata di arancione. Avvicinandosi, si comprende che si tratta di uno spazio – vuoto, blu, indeterminato.
Alla fine, la guida spiega che nulla è cambiato dal nostro ingresso: la luce era lì fin dall'inizio. Siamo noi ad essere cambiati.
Questa idea – che l'essenziale sia talvolta invisibile a un primo sguardo – mi ha ricordato Libro d'ombra e alcuni passaggi di Klara e il Sole, quando la luce assume quasi una dimensione spirituale.

Il giorno successivo ho esplorato più a fondo l'isola : piccole case con i loro orti, una stazione di polizia minuscola come una capanna, il mare sempre sullo sfondo.
Ho visitato il Benesse House Museum, dove arte e paesaggio dialogano, e le sculture colorate di Yayoi Kusama vicino alla spiaggia.

La sera, dopo il tramonto, l'isola è sprofondata in un buio totale. Seguendo il GPS, sono arrivata davanti ad una casa illuminata da una luce morbida.
Ho esitato, poi sono entrata: era un piccolo ristorante animato (Café Salon Naka-Oku). Mi hanno fatto accomodare al bancone.
Due ragazze sedute accanto a me mi hanno osservata, mi hanno sorriso e poi rivolto qualche domanda in un inglese esitante. Abbiamo riso, scattato una foto. Non sapevo che le avrei riviste due giorni dopo e che avremmo trascorso del tempo insieme.
Quella sera ho mangiato un polpo alla griglia perfetto e ho imparato a dire «delizioso»: oishii.
Una parola semplice, che quella sera significava: grazie, per l'arte, la luce e questi incontri inattesi.
Ho amato Tokyo fin dal primo momento.
Dopo diverse settimane di viaggio, ho concluso il mio itinerario con due destinazioni molto diverse tra loro : Kobe, celebre porto aperto sul mondo, e Hakone, rifugio immerso nella natura e negli onsen, i tradizionali bagni termali, situato fra le montagne.